Tradurre a norma di legge: le etichette alimentari – I parte

In questo articolo approfondiamo alcuni aspetti legati alla traduzione delle etichette alimentari. Quali sono le sfide e le insidie che si nascondono dietro questo compito? A cosa bisogna fare attenzione? Quali sono gli strumenti che possono aiutarci? Scopriamoli insieme!

Uno stimolante incarico di lavoro affidatomi alcune settimane fa mi ha offerto lo spunto per redigere questo articolo. Una delle agenzie con cui collaboro mi ha richiesto la traduzione di una lunghissima lista di ingredienti, che il cliente finale – una grande azienda tedesca attiva nel settore alimentare – avrebbe poi utilizzato per creare le etichette in lingua italiana dei propri prodotti. Nell’e-mail dell’incarico era specificato espressamente che la traduzione dovesse essere “conforme alla legge”. Ma conformemente a quale legge?

Il Regolamento e le responsabilità

Evidentemente non esiste una legge sulla traduzione delle etichette alimentari. Esiste, piuttosto, un importante regolamento europeo che stabilisce in che modo le aziende del settore alimentare debbano fornire ai consumatori finali le informazioni sugli alimenti. Si tratta del Regolamento UE n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 22 novembre 2011. Come si legge al capo II articolo 3 paragrafo 1, il primo obiettivo del regolamento è il seguente:

La fornitura di informazioni sugli alimenti tende a un livello elevato di protezione della salute e degli interessi dei consumatori, fornendo ai consumatori finali le basi per effettuare delle scelte consapevoli e per utilizzare gli alimenti in modo sicuro, nel rispetto in particolare di considerazioni sanitarie, economiche, ambientali, sociali ed etiche.

Inoltre, affinché il consumatore possa facilmente individuare gli ingredienti eventualmente pericolosi, il Regolamento prescrive (capo IV, sezione 2, articolo 21, paragrafo 1, lettera b) di utilizzare un tipo di carattere chiaramente distinto per dimensioni, stile o colore di sfondo per evidenziare le sostanze o i prodotti che provocano allergie o intolleranze, elencati nell’allegato II dello stesso regolamento.
Della correttezza delle informazioni presenti in etichetta è responsabile l’operatore del settore alimentare “con il cui nome o con la cui ragione sociale è commercializzato il prodotto o, se tale operatore non è stabilito nell’Unione, l’importatore nel mercato dell’Unione” (capo 3, articolo 8, paragrafo 1).

Considerando anche solo questi tre punti del Regolamento, è possibile definire i principi fondamentali che il traduttore deve tenere sempre bene a mente quando svolge un compito simile:

  1. i termini tradotti devono essere chiari e non devono esserci ambiguità (di seguito vengono presentati alcuni casi insidiosi);
  2. il carattere grafico dei termini va obbligatoriamente rispettato perché fornisce un’importante informazione (Fig. 1);
  3. una traduzione errata può provocare conseguenze gravi sia alla salute del consumatore finale che all’azienda che commercializza il prodotto a causa della sua responsabilità giuridica.

Fig. 1: Gli ingredienti che provocano allergie e intolleranze sono evidenziati.

Le sfide: alcuni esempi dal tedesco

Le etichette non sono altro che una lista di sostantivi, ovvero i nomi degli ingredienti che compongono un alimento. Per tradurre le etichette è dunque necessario svolgere un lavoro di ricerca terminologica per individuare quale sia il nome di una determinata sostanza nella lingua di destinazione. Ma c’è davvero bisogno di un lavoro terminologico per tradurre i nomi di sostanze e prodotti che appartengono alla nostra vita quotidiana? La risposta è sì!

BE  Unità di pane?!

Innanzitutto, nella lingua di origine possono essere presenti concetti che sono estranei alla cultura di destinazione. Ad esempio, sulle etichette in lingua tedesca, e precisamente all’interno della dichiarazione nutrizionale, spesso è presente un’indicazione che, seppur tradotta, un consumatore italiano non comprenderebbe: ad esempio, BE 0.5 – dove BE sta per Broteinheiten, letteralmente ‘unità di pane’. La Broteinheit è un’unità di misura utilizzata in Germania per agevolare le persone malate di diabete nel calcolo della quantità di carboidrati che possono assumere durante i pasti. 1 BE corrisponde a 12 grammi di carboidrati, così ad esempio la dicitura BE 0,5 sarà riportata sull’etichetta di tutti quei prodotti che contengono 6 grammi di carboidrati (6 / 12 = 0,5). In questo caso il traduttore italiano dovrebbe proporre di eliminare la dicitura in questione perché 1) indica un concetto non utilizzato in Italia (nessun dottore rilascia tabelle che indicano le unità di pane contenute nei diversi alimenti) e 2) costituisce un dato non necessario, poiché facilmente deducibile partendo dalla quantità di carboidrati che deve essere indicata per legge all’interno della sezione Dichiarazione nutrizionale/Valori nutrizionali (Carboidrati x g, di cui zuccheri y g).

Eiweiß/Eiklar

Un’operazione importante da eseguire durante la traduzione dei nomi degli ingredienti è distinguere quei sostantivi che vengono spesso utilizzati, erroneamente, come sinonimi o che non presentano, apparentemente, alcuna differenza. Come primo esempio possiamo menzionare la coppia Eiweiß/Eiklar, o anche solo la coppia Eiweiß/Eiweiß. Quest’ultima parola ha fondamentalmente due significati. Può voler dire sia ‘albume’ sia ‘proteina/e’. Dunque, Eiweiß è nel primo caso sinonimo di Eiklar (‘chiara d’uovo’, ‘albume’), nel secondo no. Come distinguerli? In questo caso è fondamentale il contesto o la posizione all’interno dell’etichetta. Se troviamo Eiweiß nella lista degli ingredienti, si tratterà dell’albume. Se invece la stessa parola si trova all’interno della Dichiarazione nutrizionale (Fig. 2), allora sarà da intendere come ‘Proteine’ e indicherà la quantità di proteine fornita dall’alimento in questione.

Tradurre le etichette alimentari dal tedesco

Fig. 2: Eiweiß ('Proteine') all'interno della Dichiarazione nutrizionale.

Milcheiweiß/Milchalbumin

Un caso simile al precedente è rappresentato dalla coppia Milcheiweiß/Milchalbumin. Nei più comuni dizionari la parola Milcheiweiß viene spesso tradotta, impropriamente, con ‘albumina del latte’ o ‘lattoalbumina’. Questi termini italiani traducono, in realtà, la parola tedesca Milchalbumin. Qual è la differenza tra i due termini e perché non sono sinonimi? Chiariamo. Con proteine del latte si intendono tutte le proteine contenute nel latte. Queste ultime vengono suddivise in tre gruppi di proteine, ovvero caseine, sieroproteine o proteine del siero e proteoso-peptoni. La lattoalbumina, o meglio α-lattoalbumina, rientra tra le proteine del siero. Dunque, mentre con proteine del latte (Milcheiweiß) vanno intese tutte le proteine del latte, con lattoalbumina (Milchalbumin) si fa riferimento solo a un tipo di sieroproteine.

Le tre P – Peperoni, Peperoncino, Paprica

Tradurre liste di termini vuol dire spesso tradurre senza contesto. L’assenza di contesto genera in molti casi dubbi sull’interpretazione di termini anche molto semplici. Un esempio: cosa significano le parole tedesche Paprika e Peperoni? Nonostante la confusione che possono generare questi “falsi amici”, generalmente con il termine Paprika si intendono i peperoni, mentre con il termine Peperoni, o Chilischoten, ci si riferisce ai peperoncini. Tuttavia, il termine Paprika può avere anche un altro significato. Può indicare, infatti, quella spezia che in italiano è denominata paprica (Fig. 3) e che si ottiene dal peperoncino, ma che non va confusa con la polvere di peperoncino (Chilipulver).

Fig. 3: Paprika ('peperoni'), Peperoni ('peperoncini'), Paprika ('paprica')

Conclusioni

Per fornire ai consumatori un’indicazione chiara e precisa degli alimenti, il traduttore deve dunque fare attenzione a tutti quei casi che presentano ambiguità, compiendo una ricerca terminologica accurata e chiedendo eventualmente chiarimenti all’azienda produttrice sugli ingredienti utilizzati.
Per quanto riguarda gli strumenti da utilizzare, uno dei siti più utili per questo tipo di incarichi è senza dubbio il sito 
https://eur-lex.europa.eu/ e, in particolare, le pagine relative alle norme alimentari europee, visualizzabili anche in più lingue. L’ampio database di testi offre un prezioso supporto non solo per quanto riguarda ingredienti e prodotti alimentari, ma anche riguardo alla coltivazione, all’allevamento, alla pesca, agli attrezzi di pesca, ecc.
Infine, alla voce Abbreviazioni in basso ho inserito una piccola tabella con alcune abbreviazioni.

Approfondisci leggendo la seconda parte dell’articolo: Tradurre a norma di legge: le etichette alimentari – II parte.
Avete domande o suggerimenti? Lasciate un commento!

DE

IT

GMO

OGM

KE

UC

n% F.i.Tr.

n% grasso su sostanza secca

ASC

ASC

SVAMH

ASVNM

SPG

SPG

VSM

USM

MHD

TMC

MSC

MSC

KbE/g

UFC/g

Questo articolo ha 4 commenti.

  1. Bellissimo articolo, ho imparato qualcosa sulle proteine del latte!! Grazie

    1. Mi fa piacere che ti sia stato utile, Gabriella!

  2. Grazie per l’articolo, Luigi! Me lo salvo. Sono sicura che presto o tardi ci tornerò su in una delle mie ricerche.

    1. Grazie mille, Elisa! Mi fa molto piacere sapere che ti potrà essere utile.

Lascia un commento

Chiudi il menu